sabato 9 marzo 2013

Un mese

E' quanto manca alla data prevista del parto.
Probabilmente questa/o bambino/a arriverà un pochino in ritardo, ma bisogna far riferimento a una data e per noi è il 9 aprile.
Il tempo vola e procede lentamente allo stesso tempo. Gli stati d'animo sono variati nei mesi e continuano a variare, ma in generale abbiamo continuato a fare la solita vita.
Però ora il tempo stringe, dovremmo iniziare a sentire l'agitazione. Per quanto mi riguarda, no. Sono felicissimo e non vedo l'ora di conoscere mia/o figlia/o, però non sono agitato. Sia la barnmorska che colleghi e amici mi chiedono se sento un po' di stress, a cosa penso e se ho delle cose particolari che vorrei sapere.
La mia riposta è sempre un "Boh...", perché non so davvero cosa aspettarmi. Ci siamo preparati in questi mesi e stiamo finendo di mettere a posto le ultime cose, però da ora in avanti mi sembra che sia più sano e facile prendere un giorno alla volta. Di cose che dovrei sapere e che non so ce ne sono certamente milioni, ma è possibile essere pronti a ogni eventualità?! Io non credo.
Spero che tutto andrà per il meglio e so che possibilità ci sono se ci fossero complicazioni, ma devo conoscerle tutte e pensare a "E se va male questo o quello??". No, non è sano. Voglio pensare alle cose belle, divertenti e nuove alle quali andiamo incontro.
Ci sarà da farsi delle risate a cambiare pannolini, pulire un sedere sporco di cacca santa, lavarlo, non dormire la notte, ma vale la spesa preoccuparsi ora? No, meglio riderne poi e prendere le cose con calma.

Quindi cosa faremo in questo mese che manca alla scadenza?
Beh, Elisa domani finisce di lavorare e questo significa che.... dormirà! Io speravo di potermi dedicare meno a cucinare le solite cose noiose, contavo sulla sua capacità e inventiva, ma a quanto pare mi sbagliavo. Che poi magari domani ha cambiato idea, speriamo!
Insieme faremo gli ultimi preparativi di casa, una volta terminati alcuni lavori in corso, prepareremo la borsa e rideremo guardando la pancia ondeggiare più o meno così.
Io invece continuerò ad allenarmi* (questo inverno alla corsa ho aggiunto una sostanziosa dose di sci di fondo), a lavorare e soprattutto a godermi una splendida e raggiante donna!
Ah: anche la caccia al nome ci tiene molto impegnati.

*dei futuri progetti sportivi racconterò poi, ne va della tranquillità familiare!

lunedì 25 febbraio 2013

Di memoria corta e ambulanze

Dopo aver seguito, anche se non troppo assiduamente, una campagna elettorale da brividi (di paura eh) mi ritrovo a seguire lo scrutinio. 
E l'orrore e il raccapriccio si impossessano di me.
Ma è possibile che noi italiani si abbia la memora così corta???
Poi vabbé, noi ce ne restiamo nella nostra relativa tranquillità, però fa paura davvero vedere l'andazzo.
Da par mio ho votato, in ambasciata, senza cabina e con una biro. E ho capito che il voto all'estero sa molto di fuffa, ma vabbé.

Detto questo parliamo di ambulanze.
Della Svezia si parla spesso come il paese perfetto, dove tutto funziona e dal quale bisognerebbe imparare.
Oggi però è successa una cosa che mi ha lasciato molto perplesso.
Usciti dalla stazione del treno pendolari ci siamo trovati davanti un uomo steso in terra e un ragazzo che cercava di capire cosa avesse.
La situazione è apparsa seria e ho subito chiamato il 112 (no, non i carabinieri). Le condizioni dell'uomo non sembravano gravissime, ma aveva comunque dato una facciata in terra per un malore e i sintomi sembravano indicare una commozione cerebrale (hjärnskakning).
Fatto sta che l'infermiera che risponde al telefono mi pone una serie di domande, alle quali rispondo, chiedendo anche all'uomo in terra. L'infermiera mi chiede di parlare con lui, che si rifiuta. Gli chiedo se vuole un'ambulanza e dice di no, però dico all'infermiera che secondo me devono mandarla, perché non sta affatto bene. Eh no, mi risponde, se lui non vuole l'ambulanza non la posso mandare.
L'uomo non riesce ad alzarsi, continua a stare male e ci fa sapere che è diabetico. Gli spieghiamo che l'ambulanza ci vuole, e si convince.
L'infermiera mi collega all'ambulanza che mi dice che arrivano il più presto possibile. Che si traduce in 30 (trenta) minuti!!!
Non so come funzioni il sistema delle emergenze, confesso, ma l'idea che a 10 minuti scarsi di macchina da dove eravamo ci sia un ospedale mi fa pensare che, comunque , sarebbe un minimo da rivedere.
Quello che mi ha lasciato una brutta sensazione (in particolare se penso a Elisa e la sua splendida panza) è l'infermiera al telefono, che sembrava una qualunque telefonista svogliata e che non può mandare l'ambulanza se il diretto interessato non vuole. Brutta sensazione che ha le sue radici nello scandalo uscito l'anno scorso, dove è venuto fuori che nel 2011 si verificarono molti casi nei quali chi rispose al telefono non prese abbastanza seriamente la chiamata. In quattro casi al mancato invio dell'ambulanza è seguito un decesso.
Ah: SOS Alarm, che risponde al 112, è per metà proprietà dello stato e per metà di regioni e comuni.
Finalmente una brutta nota sulla Svezia!

p.s.: non so come stia l'uomo, ma spero e credo meglio. Lo abbiamo lasciato nelle mani di tre infermiere (due donne e un uomo rendono il plurale femminile!).

sabato 5 gennaio 2013

Sempre sul pezzo...

Sono al lavoro e "sfoglio" i siti dei quotidiani, italiani e non.
Qui succedono un sacco di cose, alcune hanno grossa risonanza a livello nazionale e ogni tanto penso potrebbero averne anche a livello internazionale.
Può trattarsi di questioni politiche, economiche o di semplice cronaca. Nell'ultimo caso capita che mi aspetti di vedere certi episodi citati sui siti italiani in quanto considerati eccezionali per la Svezia nell'immaginario collettivo.
Invece no, e bene così. Però capita che nel "Notiziometro" di Repubblica compaia una galleria sul Jumbo Hostel di Arlanda. Trattasi di un jumbo jet riadattato a ostello. Chiunque parta o arrivi a Stoccolma-Arlanda non può fare a meno di vederlo. Oggi Repubblica pubblica una galleria di foto dell'ostello in questione.
"Wow, che novità!", penseranno i lettori.
Sì beh, è sicuramente una cosa particolare, peccato che sia lì dal 2008... Alla faccia dell'attualità!

Poi passi al Corriere e trovi la notizia sul congedo parentale. Finalmente anche i papà potranno stare a casa! 3 giorni. Sì, avete letto bene, "ben" 3 giorni! Però uno solo è a esclusivo uso del padre, gli altri due, se utilizzati, vengono presi dal congedo della madre.
Wow, questa sì che è una conquista!
A voler pensare positivo sì, è una conquista. A voler essere seri no, è una presa in giro. La Svezia è l'estremo per quello che riguarda il congedo parentale, ma un estremo positivo e da prendere a esempio. A un giorno alla volta i padri italiani potranno stare a casa coi figli per un mese nel 2264...
Nell'articolo c'è un passaggio che è preoccupante: "serve prima di tutto a proteggere gli uomini impegnati nei compiti di cura della famiglia e per questo ancora esposti al pregiudizio di superiori e colleghi di non essere adeguati al lavoro in azienda.". Queste righe, insieme al fatto che il congedo sia solo a beneficio delle madri, la dicono lunga su un sessismo che sembra parte integrante e indistruttibile della società italiana.

PS: molti altri blogger italiani hanno scritto su come funziona il congedo parentale in Svezia, quindi evito di scriverne anche io.