Oggi giorno libero dal lavoro per me. Al mattino salta l'allenamento previsto causa pioggia e vento che lascia perdere.
Però dopo mangiato facciamo scattare il piano "pomeriggio culturale"!!!
Ad agosto, felicemente disoccupati ma comunque fiduciosi, abbiamo fatto la tessera "soci" annuale al
Fotografiska, museo di fotografia situato nell'edificio che una volta ospitava gli uffici doganali, 5 minuti a piedi da Slussen.
Non è solo un museo con 2-3 grandi mostre all'anno più varie mostre "minori" di minor durata. E' anche un posto dove si insegna e studia fotografia attraverso corsi, workshop, conferenze e incontri. I locali sono davvero belli, la caffetteria all'ultimo piano poi offre una splendida vista verso Djurgården e Gamla Stan, attraverso finestre rettangolari che richiamano fortemente il formato di una fotografia. Senza contare che il caffé, i té e i dolcini sono buonissimi!
Insomma, oggi siamo andati perché alcune esposizioni stanno per terminare e non ci andava di perderle. Abbiamo così potuto ammirare le foto di Sandy Skoglund, fotografa che i nostri lettori (e i lettori italiani in generale) ricorderanno per la
copertina di "Venuto al mondo" di Margaret Mazzantini. La sua opera si distingue per la precisione della composizione e per il ricorrente tema degli animali che prendono spazi agli uomini. Dal punto di vista compositivo sono rimasto impressionato da
Atomic love (non ho trovato un'immagine migliore, chiedo venia). Riguardo agli animali, oltre alla già linkata Revenge of the goldfish, da segnalare la notevolissima
Walking on eggshells. Per chi fosse interessato ecco il sito della
Skoglund.
L'altra mostra che termina a breve è "
Stockholm" di Pieter Ten Hoopen, olandese trapiantato a Stoccolma. Di questa non ho molto da dire, perché l'ho trovata poco interessante. Magari prima cerco altre sue foto (è fotoreporter) e mi faccio un'idea più precisa. Nelle foto esposte al museo la città appare solo grigia, pesante e triste in maniera esagerata. A questo aggiungiamo una tecnica che non mi è piaciuta e inzomma.
Siamo anche passati nella sala della Lumix, dove il 14 novembre verranno "esposte" le foto di Mauro e Giusi nell'ambito di "Lumix 1200". In
questo post del blog di Giusi e Davide trovate più informazioni al riguardo.
Dopo un caffé e un bulle al cardamomo ci siamo diretti verso il centro per cercare la futura giacca invernale di Elisa, che insiste a dire che qui fa freddo nonostante oggi il termometro a Slussen dicesse +10°... Per ora siamo ancora alla ricerca, ma il rosso potrebbe essere una nuova svolta per la nostra splendida genovese verso nord!
E poi il cinema: a fine agosto abbiamo fatto la tessera per 4 ingressi a metà prezzo con l'intento di andare spesso a vederci un film. Per ora però i film svedesi non possiamo andarli a vedere se non sottotitolati (e qui consiglio "Himlen är oskyldigt blå") e non abbiamo trovato molto da andare a vedere. Oggi abbiamo deciso di andare a vedere "Somewhere" di Sofia Coppola, del quale si è tanto parlato. Premetto che della Coppola ho apprezzato "Virgin suicides" (ma il libro di Eugenides è molto meglio) e "Lost in translation", non ho invece ancora visto "Marie Antoniette".
Ma parliamo di "Somewhere" partendo dalle cose positive: una Ferrari, uno Stephen Dorff sorprendentemente bravo e la colonna sonora dei Phoenix. Fine, basta, ecco tutto quello che di buono si può dire. Noioso, lezioso, troppo lento e senza niente da dire. Per noi italiani in un cinema svedese poi la scena dei telegatti è andata vicino a farci uscire dalla sala per l'imbarazzo...
No, davvero: il Leone d'Oro??? Ma siamo fuori di testa?! Boh, non sono certamente un esperto, ma il bel cinema è altro, a mio parere.
Nota di colore riguardo ai cinema svedesi (o perlomeno gli SF Bio): appena prima che il film inizi entra in sala la maschera che augura agli spettatori una buona visione, da indicazioni sulla collocazione delle toilette e ricorda cordialmente a tutti di spegnere il cellulare. Nelle sale che ne sono dotate, poi, mentre le luci si abbassano viene tirato su il sipario. Piccole gioie per chi pensa al cinema non solo come uno svago!